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Stakeholder: significato e ruolo nelle organizzazioni

Stakeholder: significato e ruolo nelle organizzazioni

Il termine stakeholder viene utilizzato per indicare qualsiasi soggetto che abbia un interesse diretto o indiretto nelle attività di un’organizzazione, e che possa influenzarne le decisioni o subirne le conseguenze. Si tratta di un concetto centrale nella gestione aziendale, nella governance e nella pianificazione strategica, perché consente di comprendere in modo realistico quali attori incidono sulla vita di un’impresa, di un ente pubblico o di un’organizzazione non profit.

Comprendere il significato di stakeholder permette di analizzare meglio le dinamiche interne ed esterne che condizionano un progetto, un investimento o una scelta organizzativa. Un’azienda può avere un prodotto valido e un modello economico sostenibile, ma se ignora le aspettative di chi la circonda, rischia di perdere consenso, credibilità e stabilità operativa. Per questo motivo, la gestione degli stakeholder è spesso integrata in processi come la comunicazione istituzionale, il risk management, la responsabilità sociale e la pianificazione finanziaria.

Stakeholder significato: definizione e origine del concetto

Il significato di stakeholder può essere tradotto come “portatore di interesse”, cioè una persona o un gruppo che ha qualcosa in gioco rispetto alle decisioni di un’organizzazione. Questo interesse può essere economico, sociale, professionale, politico o reputazionale. A differenza di chi ha un rapporto marginale con l’azienda, lo stakeholder ha un impatto potenziale sulle scelte, oppure può essere direttamente coinvolto negli effetti di quelle scelte.

Il termine si è affermato in ambito manageriale per superare una visione limitata dell’impresa, in cui l’unico soggetto rilevante era l’azionista. Nella realtà operativa, un’organizzazione non interagisce soltanto con chi investe capitale, ma anche con dipendenti, clienti, fornitori, istituzioni, comunità locali e molte altre categorie. Ignorare questa rete significa trascurare variabili decisive che influenzano risultati economici e sostenibilità nel tempo.

In ambito aziendale, il concetto di stakeholder viene spesso collegato alla teoria degli stakeholder, che interpreta l’impresa come un sistema di relazioni. Secondo questa impostazione, il successo non dipende esclusivamente dalla capacità di generare profitto, ma anche dalla capacità di mantenere equilibrio tra interessi diversi e talvolta in conflitto. Questo approccio viene utilizzato nella governance societaria, nella pianificazione ESG e nella gestione della reputazione.

Un elemento utile per comprendere davvero il concetto è che uno stakeholder può essere rilevante anche senza un rapporto contrattuale. Un’associazione ambientalista, ad esempio, può influenzare la percezione pubblica di un’azienda energetica; un gruppo di cittadini può condizionare l’apertura di un impianto produttivo; un media locale può incidere sul consenso verso un progetto. In questi casi, l’interesse non è formalizzato, ma ha un effetto concreto sulle attività dell’organizzazione.

Tipologie di stakeholder: interni ed esterni

Gli stakeholder vengono generalmente classificati in due grandi categorie: stakeholder interni e stakeholder esterni. Questa distinzione è pratica perché aiuta a capire quali soggetti sono direttamente coinvolti nella struttura dell’organizzazione e quali invece operano dall’esterno, influenzando contesto e decisioni.

Gli stakeholder interni sono coloro che fanno parte dell’organizzazione o che hanno un legame diretto e continuativo con la sua gestione. Rientrano in questa categoria gli azionisti, i soci, i dirigenti e i dipendenti. Il loro interesse può essere legato alla crescita economica, alla stabilità lavorativa, alle opportunità di carriera e alla qualità dell’ambiente professionale. Un dipendente, ad esempio, è stakeholder perché le scelte aziendali influenzano salario, condizioni contrattuali, carico di lavoro e sicurezza.

Gli stakeholder esterni includono invece soggetti che non appartengono all’organizzazione, ma hanno una relazione significativa con essa. In questa categoria rientrano clienti, fornitori, banche, investitori esterni, istituzioni pubbliche, enti regolatori, concorrenti, comunità locali, media e organizzazioni della società civile. Il loro interesse può essere molto diverso a seconda del ruolo: un cliente si concentra su qualità e prezzo, una banca valuta affidabilità finanziaria, un ente pubblico osserva conformità normativa e impatto sociale.

Una distinzione ulteriore, spesso utilizzata in ambito consulenziale e strategico, riguarda stakeholder primari e stakeholder secondari. I primi sono essenziali per il funzionamento dell’organizzazione, perché senza di loro l’attività non potrebbe proseguire. Dipendenti, clienti e fornitori principali, in molti settori, rientrano tra gli stakeholder primari. Gli stakeholder secondari, invece, non sono indispensabili per la continuità operativa immediata, ma possono comunque influenzare l’immagine e le condizioni di mercato, come giornalisti, associazioni di categoria o movimenti sociali.

Questa classificazione non è rigida e cambia nel tempo. Un soggetto considerato secondario può diventare primario se cambia il contesto normativo o se aumenta la sua capacità di influenzare l’organizzazione. È quanto accade spesso con i regolatori pubblici in settori come energia, telecomunicazioni e sanità: la pressione normativa può rendere le istituzioni un attore centrale nella strategia aziendale.

Ruolo degli stakeholder nelle decisioni aziendali e nella governance

Gli stakeholder svolgono un ruolo determinante nei processi decisionali perché condizionano, direttamente o indirettamente, le scelte strategiche e operative di un’organizzazione. Questo vale sia nelle grandi aziende quotate, sia nelle PMI, sia negli enti pubblici. Anche un’organizzazione piccola, se opera in un territorio specifico, deve considerare relazioni con fornitori locali, clienti fidelizzati e amministrazioni comunali.

Dal punto di vista della governance, gli stakeholder incidono su vari livelli. Gli azionisti e i soci influenzano le strategie di investimento, la distribuzione degli utili e la struttura di controllo. I dipendenti, soprattutto se organizzati in sindacati o rappresentanze interne, possono incidere su politiche retributive, contratti collettivi e gestione delle risorse umane. I clienti influenzano la direzione del prodotto e la reputazione commerciale, perché recensioni, feedback e fidelizzazione determinano fatturato e posizionamento competitivo.

Un esempio concreto è quello di un’azienda alimentare che decide di modificare una ricetta per ridurre i costi di produzione. Dal punto di vista interno può sembrare una scelta efficiente, ma se i consumatori percepiscono un calo di qualità, la reputazione può deteriorarsi e il risparmio iniziale si trasforma in perdita di mercato. In questo scenario, i clienti sono stakeholder determinanti e il loro comportamento diventa un indicatore strategico.

In molti settori, il ruolo degli stakeholder è legato anche al rispetto di normative e standard. Le istituzioni pubbliche, gli enti di controllo e le autorità regolatorie possono bloccare progetti, imporre sanzioni o introdurre vincoli che modificano l’intero modello operativo. Per questo motivo, una parte rilevante del lavoro di governance consiste nel monitorare e anticipare il comportamento degli stakeholder istituzionali.

Negli ultimi anni, la crescente attenzione ai temi ESG ha reso ancora più evidente il peso degli stakeholder nella valutazione complessiva di un’organizzazione. Investitori e banche, ad esempio, tendono a valutare sempre più spesso la sostenibilità ambientale, la gestione del personale, la trasparenza amministrativa e la responsabilità sociale. In pratica, l’interesse degli stakeholder finanziari non riguarda soltanto i bilanci, ma anche la reputazione e la resilienza dell’impresa nel lungo periodo.

Dal punto di vista operativo, la governance moderna integra spesso processi strutturati di stakeholder engagement, cioè di coinvolgimento e dialogo con le parti interessate. Questo può avvenire tramite consultazioni pubbliche, tavoli di confronto, audit esterni o strumenti di comunicazione dedicati. Il valore non è soltanto relazionale: ascoltare gli stakeholder permette di individuare rischi, anticipare criticità e intercettare opportunità di miglioramento.

Stakeholder management: come identificare e gestire le parti interessate

La gestione degli stakeholder, definita stakeholder management, è un’attività organizzativa che consiste nell’identificare le parti interessate, comprenderne aspettative e interessi, valutare il loro livello di influenza e pianificare strategie di comunicazione e relazione. Questo approccio viene utilizzato nella gestione di impresa, nel project management e nella consulenza strategica, soprattutto quando un’organizzazione affronta cambiamenti rilevanti come fusioni, acquisizioni, nuovi investimenti o ristrutturazioni.

Il primo passaggio consiste nell’identificazione degli stakeholder. In un progetto aziendale, questa fase include sia i soggetti ovvi, come clienti e dipendenti, sia quelli meno evidenti, come associazioni territoriali, influencer di settore, media locali o partner tecnologici. La difficoltà principale è che alcuni stakeholder non si manifestano subito, ma diventano rilevanti solo quando emergono problemi o conflitti.

Una volta identificati, gli stakeholder devono essere analizzati in base a due variabili principali: livello di interesse e livello di potere. Il potere rappresenta la capacità di influenzare concretamente le decisioni, mentre l’interesse indica quanto lo stakeholder è coinvolto o impattato. Questa analisi viene spesso tradotta in una matrice che consente di definire priorità di gestione: stakeholder con alto potere e alto interesse richiedono coinvolgimento costante, mentre stakeholder con basso potere e basso interesse possono essere monitorati con minore intensità.

Sul piano operativo, la gestione può includere diverse azioni. La comunicazione trasparente è uno degli strumenti più efficaci, perché riduce incomprensioni e aumenta la fiducia. Un altro strumento è la negoziazione, utilizzata quando gli interessi sono divergenti. In alcuni casi, un’organizzazione deve trovare compromessi tra esigenze economiche e richieste sociali, ad esempio in progetti infrastrutturali o industriali.

Un esempio tipico di stakeholder management si verifica nella costruzione di un nuovo stabilimento produttivo. L’azienda deve dialogare con amministrazioni pubbliche, cittadini residenti, enti ambientali e potenziali dipendenti. Se ignora la comunità locale, rischia proteste, rallentamenti burocratici e danni reputazionali. Se coinvolge i soggetti interessati in modo strutturato, può ottenere consenso, migliorare la progettazione e accelerare l’iter autorizzativo.

La gestione degli stakeholder è particolarmente importante anche nei progetti digitali. Quando un’azienda implementa un nuovo software gestionale o un sistema CRM, gli stakeholder principali includono team IT, vendite, amministrazione e direzione. Se uno di questi gruppi non viene coinvolto, il progetto può fallire per resistenza interna, scarsa formazione o mancanza di adozione. In questo contesto, la gestione degli stakeholder diventa una leva concreta di successo operativo.

Un altro aspetto rilevante riguarda la gestione dei conflitti. Gli stakeholder non hanno sempre interessi compatibili: i clienti vogliono prezzi più bassi, gli azionisti vogliono margini più alti, i dipendenti vogliono condizioni migliori. L’organizzazione deve bilanciare queste pressioni senza compromettere sostenibilità e continuità. Il punto chiave è che ignorare uno stakeholder rilevante raramente è una soluzione stabile, perché il conflitto tende a riemergere in forma più critica.

Differenza tra stakeholder e shareholder: concetti da non confondere

Un errore comune consiste nel confondere stakeholder e shareholder. I due termini sono collegati, ma indicano concetti diversi e hanno implicazioni differenti nella gestione aziendale. Lo shareholder è l’azionista, cioè colui che possiede quote o azioni dell’impresa e che, quindi, ha un interesse economico diretto legato alla redditività e alla crescita del valore societario.

Lo stakeholder, invece, include una categoria molto più ampia di soggetti, che possono avere interessi economici ma anche sociali, professionali o reputazionali. Lo shareholder è sempre uno stakeholder, perché partecipa direttamente al capitale e alle decisioni societarie, ma uno stakeholder non è necessariamente shareholder.

La distinzione è importante perché influenza la strategia aziendale. Un’impresa che ragiona soltanto in funzione degli shareholder tende a concentrarsi su profitti e performance finanziarie di breve periodo. Un’impresa che considera l’insieme degli stakeholder valuta anche fattori come qualità del lavoro, sostenibilità ambientale, impatto sul territorio e solidità delle relazioni commerciali. Questa visione più ampia può avere un effetto diretto anche sui risultati economici, perché riduce rischi reputazionali e aumenta la capacità di attrarre talenti e investimenti.

Dal punto di vista pratico, la differenza si nota soprattutto nelle scelte di governance. Se un’azienda decide di ridurre drasticamente costi tagliando formazione e welfare, può ottenere un beneficio immediato per gli azionisti, ma rischia di peggiorare produttività e turnover del personale. In questo caso, gli stakeholder interni, cioè i dipendenti, subiscono l’impatto e possono influenzare negativamente la performance futura dell’organizzazione.

La stessa logica vale con i clienti. Politiche aggressive di aumento prezzi o riduzione qualità possono aumentare profitti nel breve periodo, ma compromettere la fiducia nel marchio. Una gestione equilibrata degli stakeholder, invece, mira a stabilità e continuità, perché considera che ogni soggetto rilevante ha un effetto misurabile sull’ecosistema dell’organizzazione.

In ambito finanziario, questa distinzione viene utilizzata anche per valutare la sostenibilità degli investimenti. Molti fondi e investitori istituzionali analizzano la capacità di un’azienda di gestire stakeholder complessi, perché ciò riduce il rischio di crisi reputazionali, sanzioni normative e perdita di consenso sociale. La gestione degli stakeholder, quindi, non rappresenta soltanto un tema teorico, ma una componente concreta della strategia economica e della credibilità aziendale.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.