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Màkari: dove si trova e cosa vedere nei luoghi della fiction

Màkari: dove si trova e cosa vedere nei luoghi della fiction

Tra i paesaggi della Sicilia nord-occidentale esiste una geografia duplice: quella reale, fatta di saline, borghi arroccati su coste vertiginose e vigneti che scendono verso il mare, e quella costruita dalla finzione televisiva, che su quei luoghi ha sovrapposto nomi inventati, atmosfere distorte e una luce sempre un po' troppo dorata per essere documentaristica. La serie Màkari, prodotta da Palomar per RAI 1 e tratta dai romanzi di Gaetano Savatteri, ha contribuito in modo significativo a orientare l'attenzione del pubblico verso una porzione di Sicilia che il turismo di massa aveva a lungo ignorato, preferendo le rotte consolidate di Taormina, Agrigento o Cefalù.

Il titolo della fiction rimanda a un luogo preciso — o meglio, a un luogo che nella realtà porta un nome diverso: Màkari è una piccola contrada del comune di San Vito Lo Capo, nel Trapanese, affacciata su una baia dal colore cangiante tra il verde acqua e il turchese profondo. La scelta non è casuale: Savatteri è originario di Racalmuto, ma il suo protagonista Saverio Lamanna torna in Sicilia e si installa proprio in quella lingua di terra, in una casa semplice con vista sul mare. La serie televisiva ha amplificato questa scelta narrativa trasformando Màkari — nella realtà una manciata di abitazioni e qualche struttura ricettiva — in un simbolo cinematografico riconoscibile.

Capire dove si svolge davvero la fiction, e quali luoghi siano stati effettivamente usati come set, richiede una distinzione che i siti di turismo tendono a sfumare: non tutto ciò che appare sullo schermo è girato a Màkari o nelle sue immediate vicinanze. Le riprese si distribuiscono su un arco geografico che include San Vito Lo Capo, Trapani, Marsala, Scopello e la Riserva Naturale dello Zingaro, costruendo un'identità visiva composita che lo spettatore percepisce come unitaria.

La contrada di Màkari: geografia e caratteristiche del luogo reale

Situata a pochi chilometri da San Vito Lo Capo, lungo la SP16 che costeggia il versante nord del Monte Monaco, la contrada di Màkari si presenta come un insediamento sparso di case basse, alcune ristrutturate con gusto contemporaneo, altre rimaste nell'austerità calcarea tipica dell'edilizia rurale trapanese; il tratto di costa che le appartiene è protetto da una scogliera bassa che crea piccole insenature dove l'acqua stagna in vasche naturali di rara chiarezza. La makari isola — intesa come entità geografica autonoma percepita dallo spettatore — non è tecnicamente un'isola: è una propaggine costiera che la luce e la composizione delle inquadrature televisive rendono avulsa dal contesto, sospesa tra cielo e mare con un effetto di isolamento visivo studiato.

Dal punto di vista orografico, il territorio è dominato dalla sagoma del Monte Monaco, un rilievo calcareo di circa 530 metri che scende a picco sul Golfo di Cofano; la combinazione tra la parete rocciosa, il sottostante bosco mediterraneo e il mare aperto costituisce uno dei fondali paesaggistici più riconoscibili dell'intera serie. Chi raggiunge Màkari dopo aver visto la fiction trova una corrispondenza reale con quelle immagini, a differenza di molti set televisivi dove la distanza tra schermo e realtà è quasi totale.

San Vito Lo Capo e il centro urbano come set ricorrente

Buona parte delle scene ambientate nel paese immaginario di Màkari — il bar, la piazza, le strade del centro — sono state girate a San Vito Lo Capo, comune di circa quattromila abitanti noto principalmente per la spiaggia di sabbia bianca considerata tra le più belle del Mediterraneo occidentale. Il lungomare, le facciate basse dipinte di bianco, la torre-santuario che domina il borgo: questi elementi architettonici compaiono sistematicamente nel corso delle stagioni, spesso ricontestualizzati dalla regia per suggerire scorci di un paese fittizio più intimo e meno turistico di quanto San Vito sia diventata nella stagione estiva.

La tonnara storica, parzialmente visibile dai fondali della contrada, e alcune abitazioni private affacciate sulle vie interne del paese sono state utilizzate come location per le scene domestiche e per i dialoghi tra personaggi secondari; la topografia reale del borgo si sovrappone a quella narrativa in modo sufficientemente coerente da rendere riconoscibili i luoghi anche a chi li visita per la prima volta dopo aver visto la serie.

La Riserva Naturale dello Zingaro e Scopello nei paesaggi della serie

A circa venti chilometri a est di San Vito Lo Capo, la Riserva Naturale Orientata dello Zingaro — istituita nel 1981 come prima riserva naturale della Sicilia — offre uno dei paesaggi costieri più integri del Mediterraneo: sette chilometri di costa rocciosa accessibile solo a piedi, con calette profonde incassate tra pareti di dolomia bianca e una macchia mediterranea densa di euforbie, palme nane e lentisco. Alcune sequenze della fiction, in particolare quelle che mostrano il protagonista camminare lungo sentieri assolati con il mare sullo sfondo, sono state effettivamente girate all'interno della riserva, nella tratta compresa tra l'ingresso nord e la Cala dell'Uzzo.

Il borgo di Scopello, con la sua tonnara cinquecentesca affacciata su faraglioni calcarei emergenti dal mare, compare in diverse puntate come scenario di sequenze investigative; la tonnara di Scopello — oggi convertita in struttura ricettiva privata, visitabile su prenotazione — è uno dei luoghi più fotografati della Sicilia occidentale e mantiene intatta, anche fuori dalla stagione televisiva, la stessa qualità visiva che la telecamera cattura nelle riprese.

Trapani e Marsala: la città e la pianura come sfondo delle indagini

Le scene che richiedono un contesto urbano più articolato — uffici di polizia, ambienti istituzionali, locali commerciali — sono state girate prevalentemente a Trapani, il capoluogo di provincia, e in misura minore a Marsala, città con un centro storico barocco di notevole coerenza formale. Trapani offre alla serie una scenografia urbana riconoscibile senza essere banale: le saline che si estendono lungo la via del Sale verso Marsala, con i mulini a vento e i cumuli di sale bianco ricoperti di tegole, costituiscono uno degli elementi visivi più citati dalla critica televisiva italiana come esempi di paesaggio industriale integrato nel racconto.

La pianura trapanese, con i suoi vigneti di Grillo e Catarratto che alimentano una delle denominazioni enologiche più conosciute d'Italia — il Marsala DOC e il Marsala Vergine — compare raramente come soggetto diretto della narrazione, ma funziona come sfondo percepito nelle scene di trasferimento e di paesaggio; la distesa piatta, quasi monotona nella sua uniformità geometrica, contrasta efficacemente con la verticalità della costa di San Vito e contribuisce a costruire un'idea di Sicilia complessa e internamente differenziata.

Itinerari nei luoghi della fiction: indicazioni pratiche per la visita

Organizzare una visita ai luoghi di Màkari richiede una base logistica a San Vito Lo Capo o nelle strutture ricettive della contrada stessa, che dispone di alcuni agriturismi e case vacanza adatti a soggiorni di media durata; da lì, la Riserva dello Zingaro è raggiungibile in auto in meno di mezz'ora percorrendo la SP16 verso est, mentre Scopello si trova a circa venticinque minuti di strada. Trapani dista circa quaranta chilometri, un'ora scarsa di percorrenza sulla SS187 che attraversa la pianura costiera.

La stagione ottimale per la visita si colloca tra aprile e giugno, o tra settembre e ottobre: in luglio e agosto la pressione turistica su San Vito Lo Capo — che ospita ogni anno il Cous Cous Fest, evento gastronomico internazionale di rilevanza crescente — trasforma il borgo in un punto di concentrazione che poco ha a che fare con l'atmosfera rarefatta restituita dalla serie. Per chi intende percorrere la Riserva dello Zingaro, il sentiero principale richiede circa quattro ore di camminata andata e ritorno dall'ingresso nord; il percorso è privo di ombra nei tratti centrali e richiede calzature adeguate e scorte d'acqua sufficienti, considerato che all'interno della riserva non esistono punti di rifornimento strutturati. La makari isola — come la immaginano molti spettatori, quale luogo separato e irraggiungibile — si rivela invece accessibile e concreta, strappata alla sua dimensione televisiva da una visita diretta che non delude le aspettative visive costruite dallo schermo.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to