Màkari: dove si trova e cosa vedere nella fiction
La Sicilia occidentale possiede una qualità rara nella geografia italiana: quella di essere al tempo stesso riconoscibile e sconosciuta, familiare a chiunque abbia sfogliato un libro di Camilleri o seguito una serie televisiva, eppure sostanzialmente ignorata dai circuiti turistici di massa che preferiscono concentrarsi su Palermo, Taormina o le isole Eolie. È in questo spazio di relativa quiete che si colloca la fiction Màkari, tratta dai romanzi di Gaetano Savatteri e trasmessa da Rai 1 a partire dal 2021, con un successo di pubblico che ha prodotto effetti concreti e misurabili sulla percezione del territorio trapanese. La domanda che molti si pongono — dove si trova esattamente Màkari, e cosa è reale di quello che si vede sullo schermo — merita una risposta articolata, perché la questione tocca tanto la geografia fisica quanto il modo in cui la fiction plasma l'immaginario collettivo su luoghi che esistono davvero.
Màkari è una frazione del comune di San Vito Lo Capo, nella provincia di Trapani, affacciata sul golfo di Castellammare e collocata a pochi chilometri dal promontorio di Capo San Vito. Non si tratta di un paese nel senso pieno del termine: è un piccolo insediamento costiero, una manciata di case, qualche masseria, una torre di avvistamento spagnola e una costa di rara bellezza che alterna calette rocciose a tratti di sabbia chiara. La isola di Makari di cui si parla nella serie — e che nella fiction diventa quasi un personaggio autonomo, con la sua luce particolare, i silenzi, il vento che scende dai Monti di Palermo — non è un'isola nel senso stretto: è una penisola morbida, un lembo di terra che si protende verso il mare senza mai staccarsene del tutto, e proprio questa ambiguità geografica contribuisce al fascino visivo che la produzione televisiva ha saputo sfruttare con intelligenza.
Capire cosa si vede realmente nella serie, e come il territorio reale si traduca in quello narrativo, richiede di separare due livelli che la fiction tende naturalmente a sovrapporre: la location fisica, che è documentabile e visitabile, e la costruzione drammaturgica dello spazio, che seleziona, enfatizza ed esclude secondo logiche proprie. Savatieri ha ambientato i suoi romanzi in questi luoghi perché li conosce dall'interno — è nato a Racalmuto ma ha legami profondi con il trapanese — e questa familiarità si sente tanto nella prosa quanto nella sceneggiatura, dove i nomi, i paesaggi e i ritmi del tempo hanno una precisione che non si ottiene dalla consultazione di una guida turistica.
La posizione geografica di Màkari e il contesto territoriale
Màkari si trova a circa 7 chilometri da San Vito Lo Capo percorrendo la strada provinciale che costeggia il golfo verso nord-ovest, in una zona che la cartografia ufficiale classifica come parte integrante della Riserva Naturale dello Zingaro sul versante orientale e della costa di San Vito sul versante occidentale. Il territorio è delimitato a nord dal mare e a sud dalle pendici della catena collinare che culmina nel Monte Cofano — uno dei profili più riconoscibili della Sicilia nordoccidentale — la cui sagoma compare spesso sullo sfondo nelle riprese esterne della serie. La viabilità interna è scarsa: una strada bianca conduce alla torre costiera, e buona parte del territorio è percorribile soltanto a piedi, il che contribuisce a preservare un isolamento che la fiction amplifica ma che corrisponde a una realtà concreta. Il comune di San Vito Lo Capo, cui Màkari appartiene amministrativamente, ha una popolazione di circa quattromila abitanti concentrata nel centro balneare, mentre la frazione è abitata stabilmente da pochissime famiglie.
I luoghi della serie: tra ricostruzione e geografia reale
La casa del protagonista Saverio Lamanna — scrittore fallito ritornato in Sicilia dopo una carriera interrotta a Roma — è una masseria ristrutturata che esiste fisicamente nella zona, sebbene la produzione ne abbia modificato alcuni elementi per ragioni scenografiche. Le riprese si svolgono prevalentemente all'aperto, sfruttando la luce naturale della costa trapanese in modo che raramente si vede nella fiction italiana, dove il paesaggio spesso degrada a fondale neutro; qui invece il territorio partecipa attivamente alla costruzione dell'atmosfera, con le sue rocce calcaree bianche, la macchia mediterranea bassa e odorosa, il mare che cambia colore a seconda dell'ora e della stagione. Il bar del paese — luogo ricorrente nei polizieschi mediterranei, quasi un obbligo del genere — è ambientato a San Vito Lo Capo, nella piazza centrale, dove durante le riprese gli abitanti del posto hanno spesso partecipato come comparse, conferendo alle scene di gruppo una spontaneità difficile da simulare. Alcune sequenze ambientate sulla scogliera sono girate nella zona compresa tra Punta Màkari e la piccola baia a nord del promontorio, accessibile da un sentiero non segnalato che parte dalla strada provinciale.
La Torre di Màkari e il patrimonio architettonico visibile nella fiction
Tra le strutture che compaiono con maggiore frequenza nelle riprese, la Torre di Màkari occupa un posto di primo piano: si tratta di una torre costiera di epoca spagnola, risalente al XVI secolo, costruita nell'ambito del sistema difensivo che la Corona aragonese aveva disposto lungo tutta la costa siciliana per fronteggiare le incursioni dei corsari nordafricani. La torre è di proprietà privata, ma visibile dall'esterno percorrendo il sentiero che costeggia la costa; il suo stato di conservazione è discreto, con interventi di consolidamento eseguiti negli anni precedenti che hanno preservato la struttura pur senza restituirle la funzione originaria. Nella serie, la torre funge da punto di orientamento visivo, comparendo spesso in campo lungo come elemento che situa immediatamente lo spettatore nel territorio di Màkari; questa funzione di landmark narrativo corrisponde esattamente al ruolo che l'edificio svolge nel paesaggio reale, dove la sua sagoma quadrangolare è visibile da diverse angolazioni lungo la costa. La presenza di queste strutture difensive — disseminate a intervalli regolari lungo tutto il litorale trapanese — costituisce uno degli elementi architettonici più caratteristici della zona, e la fiction ne fa un uso discreto ma puntuale.
La Riserva dello Zingaro e il paesaggio naturale del golfo di Castellammare
Alcune delle sequenze più visivamente intense della serie sono ambientate nei pressi della Riserva Naturale Orientata dello Zingaro, che inizia pochi chilometri a est di Màkari e rappresenta la prima area naturale protetta istituita in Sicilia, nel 1981. La riserva si estende per circa 1.600 ettari lungo una fascia costiera di sette chilometri, con sentieri che percorrono la macchia mediterranea e scendono verso calette raggiungibili soltanto a piedi — Cala dell'Uzzo, Cala Marinella, Cala Berretta — dove la vegetazione include specie endemiche come la palma nana, il carrubo selvatico e diverse orchidee spontanee. Il golfo di Castellammare, che costituisce lo sfondo marino di gran parte delle riprese esterne, è uno dei tratti di mare più integri della Sicilia settentrionale, con fondali che ospitano posidonie estese e una fauna ittica che ha beneficiato della vicinanza con l'area protetta. Chi visita questi luoghi dopo aver visto la serie nota con una certa precisione i raccordi tra le immagini televisive e la realtà geografica: la direzione della luce, la composizione vegetale, il profilo delle colline corrispondono con una fedeltà che non è casuale ma riflette una scelta precisa della produzione.
Come raggiungere Màkari e organizzare la visita
Raggiungere Màkari in autonomia richiede un mezzo proprio, dato che i collegamenti con i trasporti pubblici si fermano a San Vito Lo Capo e non coprono la frazione; da Trapani, percorrendo la strada statale 187 in direzione di Castellammare del Golfo e poi deviando verso San Vito Lo Capo, il tragitto è di circa 45 chilometri. L'aeroporto di riferimento è quello di Palermo Falcone-Borsellino, distante circa 90 chilometri, mentre Trapani Birgi — più vicino — offre collegamenti stagionali con diverse città italiane ed europee. La stagione migliore per la visita si colloca tra aprile e giugno, quando la vegetazione è nel pieno del suo ciclo e le temperature consentono escursioni prolungate senza le difficoltà del caldo estivo; luglio e agosto portano una concentrazione turistica significativa soprattutto a San Vito Lo Capo, rinomata per il suo festival internazionale del cous cous che si tiene a settembre. Chi intende percorrere i sentieri costieri nei pressi di Punta Màkari deve dotarsi di calzature adeguate e di acqua sufficiente, poiché i tracciati non dispongono di infrastrutture di supporto e in diversi punti il terreno calcareo può risultare scivoloso. La isola di Makari— o meglio, la penisola che nella percezione popolare assume questa connotazione insulare grazie alla fiction — si visita nel giro di mezza giornata se ci si limita al perimetro costiero, ma merita tempi più distesi se si vuole esplorare anche l'entroterra collinare verso il Monte Cofano, dove i vigneti e gli uliveti trasmettono un'idea precisa di come questo territorio fosse vissuto prima che il turismo televisivo ne ridisegnasse la geografia immaginaria.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to