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Deepfake: come capire se un video o audio è falso

Deepfake: come capire se un video o audio è falso

La diffusione di strumenti basati su intelligenza artificiale ha reso sempre più accessibile la creazione di contenuti manipolati, in particolare video e audio che imitano in modo convincente il volto o la voce di una persona reale. I cosiddetti deepfake vengono utilizzati in ambiti molto diversi, dalla satira alla sperimentazione creativa, ma anche per truffe, ricatti, campagne di disinformazione e manipolazione reputazionale. La capacità di distinguere un contenuto autentico da uno alterato rappresenta quindi una competenza digitale fondamentale.

Riconoscere un deepfake non significa affidarsi esclusivamente all’intuizione, ma applicare una serie di verifiche tecniche e contestuali che consentano di valutare coerenza visiva, sonora e informativa. Sebbene le tecnologie di generazione siano in costante evoluzione, esistono segnali ricorrenti e controlli rapidi che aiutano a individuare anomalie.

Come funzionano i deepfake e perché sono credibili

I deepfake si basano su modelli di apprendimento automatico, in particolare reti neurali generative, addestrate su grandi quantità di immagini o registrazioni vocali della persona da imitare. Il sistema apprende caratteristiche del volto, espressioni, movimenti labiali o timbro vocale e genera nuovi contenuti che simulano comportamenti realistici.

La credibilità deriva dalla capacità dell’algoritmo di replicare micro-espressioni e modulazioni vocali con un livello di dettaglio che, a una visione superficiale, appare coerente. Tuttavia, la generazione artificiale può introdurre imperfezioni, incoerenze temporali o errori nei dettagli che diventano visibili con un’analisi attenta.

Comprendere che un deepfake è il risultato di una sintesi statistica e non di una registrazione reale aiuta a cercare segnali di discontinuità tra volto, voce, ambiente e contesto.

Segnali visivi per riconoscere un video manipolato

Nel caso dei video, l’osservazione dettagliata dei movimenti del volto costituisce il primo livello di verifica. Tra gli elementi da controllare rientrano:

  • Sincronizzazione tra labbra e audio

  • Movimenti oculari e frequenza di ammiccamento

  • Coerenza dell’illuminazione sul volto

  • Contorni del viso e della mascella

  • Transizioni tra espressioni diverse

I deepfake meno sofisticati possono presentare movimenti labiali leggermente fuori tempo rispetto alla voce, oppure anomalie nella resa degli occhi, che appaiono meno naturali o con battiti irregolari. Anche l’illuminazione può risultare incoerente rispetto all’ambiente circostante, con ombre che non corrispondono alla posizione delle fonti luminose.

Prestare attenzione ai bordi del volto, specialmente in presenza di capelli o occhiali, può rivelare imperfezioni nella fusione tra volto generato e corpo originale. In alcune sequenze rapide, i tratti possono deformarsi o perdere definizione per pochi fotogrammi.

Segnali sonori per individuare un audio deepfake

Nel caso di audio manipolato, l’analisi si concentra su ritmo, intonazione e naturalezza della voce. Le registrazioni sintetiche possono presentare variazioni tonali poco coerenti, pause innaturali o assenza di rumori ambientali che normalmente accompagnano una conversazione reale.

Un controllo utile consiste nel confrontare l’audio sospetto con registrazioni ufficiali della stessa persona, valutando differenze nel timbro, nella velocità di eloquio e nelle inflessioni caratteristiche. Anche la presenza di artefatti digitali, come leggere distorsioni o modulazioni metalliche, può indicare manipolazione.

In contesti di truffa, come finti messaggi vocali che imitano dirigenti aziendali o familiari, la richiesta urgente di denaro o informazioni riservate rappresenta un segnale ulteriore da valutare insieme agli aspetti tecnici.

Verifiche contestuali e controllo delle fonti

Oltre agli elementi tecnici, il contesto in cui il contenuto viene diffuso fornisce indicazioni rilevanti. Un video che presenta dichiarazioni controverse attribuite a una figura pubblica dovrebbe essere verificato attraverso fonti ufficiali o testate affidabili. L’assenza di conferme indipendenti può indicare manipolazione.

Controllare la data di pubblicazione, il profilo che ha diffuso il contenuto e la presenza di versioni alternative aiuta a ricostruire l’origine del file. Reverse image search e strumenti di ricerca per fotogrammi video consentono di individuare eventuali versioni precedenti non manipolate.

Nel caso di audio sospetto ricevuto via messaggistica, è consigliabile contattare direttamente la persona interessata attraverso un canale diverso, evitando di rispondere al messaggio originale.

Strumenti digitali per analisi più approfondite

Esistono strumenti online e software specializzati in grado di analizzare file multimediali alla ricerca di segnali di manipolazione. Alcune piattaforme utilizzano algoritmi di rilevamento che identificano anomalie nei pattern di compressione o incoerenze nei metadati.

L’analisi dei metadati del file può rivelare informazioni su data di creazione, software utilizzato o eventuali modifiche successive. Anche se i metadati possono essere alterati, la loro assenza o incoerenza costituisce un elemento di attenzione.

In ambito professionale, organizzazioni e aziende possono adottare sistemi di verifica automatica per monitorare contenuti che coinvolgono il proprio marchio o dirigenti, riducendo il rischio di disinformazione o frodi basate su deepfake.

Prevenzione e buone pratiche

Per ridurre l’impatto dei deepfake è utile adottare alcune abitudini operative: mantenere un atteggiamento critico verso contenuti sensazionalistici, verificare sempre la fonte primaria e diffidare di richieste urgenti che implicano trasferimenti di denaro o condivisione di dati sensibili.

In ambito aziendale, definire protocolli di verifica per richieste finanziarie o comunicazioni critiche limita il rischio di truffe basate su audio manipolati. Anche la formazione periodica dei dipendenti sulla sicurezza digitale aumenta la capacità di riconoscere tentativi di inganno.

Riconoscere un deepfake richiede quindi un approccio integrato che combini osservazione tecnica, verifica contestuale e utilizzo di strumenti di controllo, sviluppando una consapevolezza digitale proporzionata alla crescente sofisticazione delle tecnologie di generazione artificiale e alla loro diffusione nei canali informativi quotidiani.

Annalisa Biasi Avatar
Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to