Se ospitassimo il famigerato turista inglese Mr. Smith in questi giorni a Benevento, faremmo certo una gran fatica a mostrargli, passeggiando in pieno centro storico, i nostri migliori cavalli di battaglia. Se volessimo, infatti, far partire il nostro giro turistico con una tappa iniziale presso il Museo Arcos, senza dubbio, non potremmo che spiegare al nostro ospite, che non è colpa nostra se è chiuso, è lui ad essere fuori tempo. Il concetto andrebbe meglio espresso con il detto popolare “Passato il Santo, passata la festa”.
Ciò che resta, testimonianza delle passate glorie natalizie, è un red carpet (tappeto rosso) mezzo arrotolato, stufo anch’esso di restare disteso su un pavimento non più calpestato ed un manifesto dismesso, caduto sul suolo e mai più rialzato. Questa la scena che ci si presenterebbe, indegna, certo, di qualsiasi ingresso museale, nonchè di fotoricordo. Se potessimo restituire dignità ad un ingresso di un Museo, per quanto chiuso, forse riusciremmo a digerire la sua apertura a tempo determinato che si glorifica di alterni successi.
E se Mr. Smith, arrabbiato, obiettasse di voler vedere qualche sito aperto, non potremmo che condurlo, con passo trionfante, verso il nostro più prezioso gioiello, elevato al fausto destino di conclamato sito Unesco: la Chiesa di S. Sofia. Ma forse il passo, che diventa un timoroso avanzare in punta di piedi una volta all’interno, al cospetto delle numerose meraviglie architettoniche, vorrebbe tramutarsi in una alzata di gambe a gran velocità per evitare di spiegare a Mr. Smith lo stato in cui versa l’onorevole Patrimonio. Una scala dismessa appoggiata alla parete della Cappella laterale destra, sul cui pavimento giace anche qualche rifiuto in bella vista, non è certo uno spettacolo edificante per gli occhi meravigliati del turista. Se solo vi si trovasse qualche nota storica e informativa, come quando ci si reca in qualsiasi Chiesa di città turistiche (non necessariamente patrimonio Unesco!) riusciremmo, di certo, a frenare il desiderio di fuga vergognosa.
Di solito, infatti, la prassi che un visitatore in escursione turistica segue, una volta all’interno di una Chiesa, è avanzare dall’ingresso percorrendo le fiancate con gli occhi spalancati a cogliere qualsiasi dettaglio accattivante, fino ad arrivare al centro che, nel caso specifico, è proprio il nucleo più interessante, dove si può ammirare la struttura architettonica da una prospettiva unitaria se, ad esempio, le colonne sono conformate in modo da creare un gioco d’archi (cosidette coperture a volta) ed, infine, ci si ferma a considerare, in solitaria meditazione, ogni parola di spiegazione, informazione storica, aneddoto di fondazione che si ritrova sul leggìo preposto. O forse sulla brochure. Magari su un (poco dispendioso) volantino.
Forse un misero pezzo di carta affisso con lo scotch. Non ci si aspetta il nulla. O peggio, il tag (codice a barre su un cartello esterno alla Chiesa o monumento che, ricevendo informazioni dalla rete le riporta direttamente sul cellulare di ultima generazione che il turista, si sa, deve possedere!). Sconvolto oppure scarsamente dedito alla tecnologia, il nostro Mr. Smith cerca spiegazioni, ma, è noto che le guide indigene siano rischiosamente improvvisate, a volte, quanto inesistenti. Quindi va via. Ma la speranza di un mutamento di rotta ora è palpabile e può forse salvarci da tanta decadenza informativa. E’ di questi giorni, infatti, la notizia che non è vero, come si è sempre attestato popolarmente, che quando passa il Santo la festa è terminata: si può ancora rimediare. Presso la sala Giunta di Palazzo Mosti, si è tenuta una riunione finalizzata all’istituzione del gruppo di lavoro “Benevento UNESCO” a cui hanno partecipato assessori, dirigenti e funzionari comunali dei vari Settori del Comune di Benevento.
Si parla di agire, di istituire finalmente linee programmatiche precise per la cura, salvaguardia e soprattutto valorizzazione del bene. Ovviamente, per fare questo si necessita di istituire un organismo intersettoriale, ma noi cittadini non ci formalizziamo con le nomenclature. Sia quel che sia, basta che qualcuno si prenda l’impegno di spostare la scala, rimuovere rifiuti dal pavimento e soprattutto evitare che un turista si guardi intorno con ammirazione, senza sapere cosa stia guardando.
Il nostro Mr. Smith dovrà ritornare e chissà che non venga finalmente accolto come di dovere, magari da una guida che, professionalmente, si esprima persino nella sua lingua e gli racconti e racconti anche a noi cittadini.
Jlenia Izzo



















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