Digital Media ed evoluzione delle pratiche di produzione / consumo culturale; questo l’impegnativo, attualissimo e interessante tema affrontato durante la prima giornata di “Cultivar”, l’evento organizzato dai giovani curatori sanniti Angela Serino, Andrea Paglia e Leandro Pisano che mette in correlazione arte, tecnologia e cultura del territorio.
Tema di interesse sociale perché le dinamiche dei media digitali si intrecciano oramai indissolubilmente con il nostro agire quotidiano, i nostri processi cognitivi e di socializzazione. Gli ospiti intervenuti hanno riflettuto e illustrato, alla platea giunta al Mulino Pacifico, come il web 2.0, le interazioni sociali multimediali e le possibilità offerte dalla Rete abbiano modificato le pratiche di produzione, gestione e consumo culturale.
Partiamo dalla gestione della cultura. E’ il professore Daniele Pitteri, esperto di comunicazione e marketing dell’Università Federico II di Napoli, a introdurre il tema sottolineando la necessità di ridefinire la terminologia legata alla gestione e alla diffusione di nuova cultura. “Termini come museo e festival fanno parte di una concezione artistico – culturale legata al passato, che non ha nulla a che vedere con le odierne tecnologie e l’arte contemporanea”. Pitteri affronta la questione evidenziando come il vizio dell’audience abbia invaso l’intero panorama culturale; per uscirne bisogna inventare la domanda e produrre nuova cultura per i contemporanei, per un nuovo pubblico. Ciò,e non è facile, facendo quadrare i conti.
“Con l’aiuto delle nuove tecnologie – conclude Pitteri – c’è la possibilità di differenziare l’offerta culturale ai diversi pubblici, creare comunità intorno a un prodotto culturale definendo un territorio, determinare la vocazione di un prodotto, il suo contenuto e naturalmente promuovere e diffondere cultura attraverso il marketing”.
Dunque possibilità di gestire e veicolare la cultura in modo diverso, più attrattivo, differenziato e di qualità.
Ma il web è qualcosa che è altro da noi? Oppure si sovrappone alla nostra vita quotidiana? Possiamo separare il reale dal virtuale? Secondo il sociologo e professore dell’università IULM di Milano, Nello Barile, l’opposizione tra reale e virtuale, ad oggi, è giunta al capolinea. Dall’ideale utopico tecnologico idealizzato negli anni 70’ 80’ si è passati all’ideale pragmatico. La tecnologia la usiamo per risolvere i problemi adiacenti alla vita quotidiana. La vecchia concezione del web viene superata; la rete non è più distante o separata dalla realtà, mappa e territorio si sovrappongono e interagiscono tra di loro. “E’ l’era dell’avatar ribaltato, dei geolocalizzatori e dell’ontobranding”.
Un’interessante prospettiva quella illustrata da Barile che, in parte, cozza con l’intervento di Vito Campanelli, teorico dei nuovi media e promotore di eventi culturali dell’Università Orientale di Napoli. La critica di Campanelli è rivolta alle modalità di utilizzo dei nuovi media e alle promesse e ai miti disattesi e smontati dalle attuale stile di navigazione e produzione di nuova cultura. Nuova cultura che, sul web, nasce e cresce dalle opere di remix dei prosumer (produttori-consumatori). Campanelli sottolinea giustamente come il mito della creatività e della interattività sia stato disatteso: “Il software prende il controllo, la tecnologia ci induce alla creatività, ma la scelta è una: l’inclusione o l’esclusione digitale. Ormai in rete ci identifichiamo con traiettorie mentali altrui, imprigionati e indotti a seguire un percorso prestabilito”.
Da una possibile libertà gigantesca, offerta dal web, si è passati, secondo Campanelli, a una realtà che ci ha intrappolati. Un’oasi di concordia sociale dove si preferisce sguazzare in tranquillità, attorniati da amici, lontano da scenari dialogici. Se il web è già tutto, io non interagisco più. Anche ciò che sembra rivoluzionario diventa moda e perde di spirito critico.
Ma è sempre così? Sicuramente ciò che spiega Campanelli è condivisibile da alcuni punti di vista e la deriva verso una chiusura nei recinti dei social network degli utenti è palese.
Ma il web – come spiega il sociologo e artista elettronico Bertram Niessen dell’Università Milano Bicocca – offre ancora molte possibilità per una ridefinizione totale del consumo e della produzione sia culturale che materiale.
Gli esempi di Hacklab e Fablab, mostrati da Niessen, conciliano le tecnologie digitali con i processi di produzione materiale e artigianale. “Veri e propri laboratori, in grande espansione, che riuniscono i bit e gli atomi, facendoli lavorare insieme. Networked di falegnami, di piccoli artigiani, bar camp e strumenti per il remix dei campi disciplinari comportano un abbassamento dei costi di produzione davvero notevole e una maggiore partecipazione degli utenti”.
Sono gli user generated goods (beni generati degli utenti) che si uniscono agli user generated contents (contenuti generati dagli utenti) caricati su Youtube, Flickr e Wikipedia, per citare i più famosi. E’ la rinnovata esplosione del fai da te, ma collaborativo.
È la cosiddetta ricchezza della rete benkleriana: è l’ambiente di rete che rende possibile una nuova modalità di organizzare la produzione: radicalmente decentrata, collaborativa e non proprietaria; basata sulla condivisione delle risorse e degli output tra individui dispersi nello spazio e variabilmente connessi, che cooperano senza dipendere né dal mercato né dagli ordini dei manager. Dunque, così come la produzione di conoscenza e informazione si sposta sull’asse orizzontale, la produzione materiale e gli user generated goods offrono nuovi spazi di sviluppo territoriale e materiale, decentrato e collaborativo, ad un’utenza sempre più ampia che scambia con altri le conoscenze e gli strumenti per produrre e creare.
La certezza è che la fiducia che stimola ed è stimolata da questa collaborazione in rete porta in dote beni pubblici che integrano sempre di più Internet nella vita di ogni giorno e la vita di ogni giorno all’interno della Rete. E’ la società che diventa tecnologica, mentre la tecnologia diventa sociale.
L’evento “Cultivar” continua con i talk di oggi 29 dicembre. Si parte alle 17, sempre al Mulino Pacifico, con: “Arte e territorio locale: nuove forme per lo sviluppo” e prosegue alle 18:30 con il talk dal titolo: “Spazi Liminocentrici: produzioni artistiche in zone marginali”. Artisti, curatori di mostre e organizzatori di eventi si incontrano per illustrare e discutere dei nuovi possibili scenari di sviluppo dell’arte contemporanea in stretta sinergia con i territori. Durante la serata spazio ai live musicali di Pietro Riparbelli e When the Clouds.
Fabio Marcarelli



















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